Amedeo Bocchi valutazioni

Amedeo Bocchi

(Parma 1883 – Roma 1976)

valutazione, vendita e acquisto quadri

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Parametri di valutazione delle opere di Amedeo Bocchi

Amedeo Bocchi valutazioni

Vendita record:
35.000 euro per un olio su tavola di cm 100 x 160

valutazioni Amedeo Bocchi

Valori medi per dipinti ad olio:
2.000 – 8.000 euro 

Amedeo Bocchi valutazione

Valori medi per opere su carta:
500 – 1.000 euro 

BOCCHI Amedeo, pittore e occasionalmente scultore ( Parma 1883 –Roma 1976 ). Terzo di sette fratelli, viene iscritto dal padre Federico, che fa il decoratore, al Regio Istituto di Belle Arti di Parma con l’intenzione di avviarlo alla professione. Qui viene subito notato da Cecrope Barilli, pittore allora famoso, che intuendo le precoci qualità del ragazzo lo indirizza al corso di pittura. Tra i compagni di studio fa due incontri che segnano in modo indelebile il corso della sua vita: Rita Boraschi, che diviene sua moglie nel 1906, morendo subito dopo la nascita dell’adorata figlia Bianca ( 1908 ) e Renato Brozzi, scultore ed incisore che sarà l’amico fraterno di tutta la vita.
Il primo soggiorno romano risale al1902. Era stato inviato dal suo maestro a frequentare il triennio di libera scuola del nudo all’Accademia di Belle Arti. Qui entra in contatto con l’ambiente artistico della capitale, ancora dominato dalla carismatica figura di Nino Costa e dal gruppo dei raffinati simbolisti ( Sartorio, De Carolis e Cellini ) sponsorizzati dal Vate Gabriele D’Annunzio, erede di quel gusto estetizzante che già era stato divulgato da Nino Costa dopo i soggiorni oltremanica.
Un istintiva simpatia lo lega poi al Gruppo dei XXV della Campagna romana, dietro le cui orme scopre gli struggenti paesaggi delle paludi pontine.
Tre sono dunque le componenti fondamentali della sua pittura: una primitiva carica umana e sociale, tratta dalle solide radici del suo sangue emiliano ( vedasi Battesimo e Abbrutimento, entrambi del 1905, e Rivolta del 1906 ); un gusto corottiano per il paesaggio en plein air, rafforzato dalla conoscenza dei “XXV” ed infine l’amore per gli stilemi di sottile simbolismo, già tutti Liberty nell’impiego delle linee sinuose, come ben si vede nei Fiori di Loto del 1905.
Bocchi peraltro si isola quasi subito da ogni associazione artistica e movimento. Interessato a tutte le forma tecniche della pittura, lo troviamo nel 1910 a Padova a seguire il pittore A. Casanova nell’esecuzione di un ciclo di affreschi nella Basilica del Santo.
Nel 1911 alla grande Esposizione di Roma incontra Klimt,rimanendo affascinato dalla raffinatezza della tecnica musiva. Allo stesso anno risale la scoperta di Terracina che, con le sue paludi e la dura vita dell’agro costituirà, assieme a Villa Strohl-Fern, uno dei temi fondamentali della sua produzione, nonché luogo ideale dei soggiorni estivi. Tra il 1912 ed il ’16 il pittore imbocca la strada della bidimensionalità liberty, percorsa però in modo del tutto originale rispetto a Klimt, “ mettendo – come dice Roberto Tassi – nervi ed ossa allo stile del pittore austriaco ”. Abbiamo così tutta una serie di capolavori ( Ritratto di signora con il cappello nero, trittico delle Tre sorelle etc. ) sino ad arrivare all’acme con il ciclo fondamentale di affreschi per la sala del consiglio della Cassa di Risparmio di Parma, ove non limita la sua opera alle pitture murarie che esaltano la funzione bancaria ( Risparmio, Protezione e Ricchezza sono i temi delle tre pareti ) ma pervade tutto l’ambiente di un soffuso clima secessionista.  Si occupa di tutto, dalla struttura architettonica della sala ai pannelli che rivestono le pareti, disegna i mobili ed il tappeto e progetta un grande lampadario a lucernaio con soli incisi nel vetro a vivaci colori.
Allo scoppio della prima guerra mondiale ( 1915 ), si stabilisce definitivamente a Roma insieme al grande amico Brozzi. Il mecenate Alfred Strohl-Fern aveva concesso agli inseparabili amici due degli atelier disseminati nel suo grande parco.Qui passeranno il resto della loro lunga vita.
Nella Villa Strohl-Fern Amedeo viene a contatto con il meglio della pittura romana del Novecento  ( da Spadini a De Chirico, da Socrate a Trombadori, da Moggioli a Guidi, da Bertoletti a Oppo, e poi gli scultori Selva, D’Antino, Drei, Torresini, Martini etc. etc. ). Bocchi, pur studiando tutto, resta un isolato. Silenziosamente elabora uno stile personalissimo, bidimensionale e quasi fauves, per i suoi grandi ritratti che dal 1917 al 1934 scandiscono le ore quotidiane della vita tra gli affetti familiari. Nascono così i grandi capolavori: Nel parco, Nel prato, Colazione del mattino, Pomeriggio d’estate, Controluce, La convalescente, Annunciazione etc. : I primi tre più, Dopo il bagno e Bambina che legge vengono esposti alla Biennale di Venezia del 1920, imponendo Bocchi alla critica come uno dei più valenti pittori italiani del momento. Quasi tutti i quadri hanno a soggetto la figlia Bianca o Nicolina, la bellissima modella di Anticoli Corrado che nel 1919 è diventata la sua seconda moglie.
Tra il 1920 ed il ’30 partecipa a tutte le Biennali di Venezia, alla Mostra della Galleria Pesaro a Milano del ’21, alla Biennale romana del ’23 ed a una serie impressionante di mostre europee ed americane. Nel 1925 viene nominato Accademico di San Luca, di cui in seguito diverrà Vice Presidente (1935).
La tragica morte di Nicolina (1923 ) prima e dell’amatissima figlia Bianca (1934 ) poi, pongono praticamente fine alla carriera pubblica di Bocchi che sopravvive a se stesso per altri quarantadue anni, chiuso nel giardino di Villa Strohl-Fern in compagnia di tanti ricordi.
I riflettori si riaccendono su di lui soltanto nel 1966, quando il critico Fortunato Bellonzi riscopre per caso Nel Parco, dipinto nel 1919. Da questo momento è tutto uno scoppiettare di iniziative culminanti con la cerimonia pubblica a Parma nel 1973, nel corso della quale il sindaco, dopo aver letto il telegramma del Presidente della Repubblica che conferisce a Bocchi la Commenda, gli consegna la medaglia d’oro per meriti culturali ed artistici del Ministro della Pubblica Istruzione.
Muore nella sua Villa a Roma nel 1976.
Biografia a cura di Maurizio Berri

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