Project Description

Vittorio Grassi (Roma 1878 – 1958), Mistero luminoso

Olio su tavola di cm 266 x 145 firmato in basso a destra.

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Autodidatta, Grassi frequenta Balla, Carlandi, Prini, Prencipe e Cambellotti, instaurando con quest’ultimo un lungo e fruttuoso rapporto che durerà tutta la vita. Dal 1904 fa parte dei XXV della Campagna Romana. Nel 1906 ha una sala personale all’esposizione degli Amatori e Cultori ed espone a Londra alla mostra “The Roman Quartet”, con Innocenti, Coromaldi e Coleman. Inizia nel 1906 una lunga collaborazione con il Teatro dei Piccoli di Podrecca. È tra i fondatori della rivista «La Casa» che promuove un radicale rinnovamento dell’arredo e degli ambienti abitativi. Per Roma capitale, dal 1911 realizza opere e decorazioni tra ricostruzione archeologica, misticismo medioevale ed esaltazione di Roma. Lega le innovazioni tecniche teatrali al senso architettonico e visionario della sua pittura, allestisce per il Teatro Costanzi di Roma il «Macbeth» nel 1911.

L’anno successivo espone alla “I Mostra della vetrata artistica”, dove nasce la sua collaborazione con l’artigiano Cesare Picchiarini. Dal 1912 al 1949 insegna disegno pittorico, ornato, decorazione, scenografia e tecnica incisoria. Promotore della Secessione romana, vi espone mobili, vetrate, quadri e arreda alcune sale. Tra il 1913 e il 1915 si occupa di riordinare la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, progettando alcuni allestimenti. Riqualifica il rapporto fra progetto e realizzazione partecipando alla Mostra internazionale di Monza (1923). È chiamato a dirigere la sezione artistica dell’Enciclopedia Treccani. Decora l’Istituto G. Eastman, le chiese di San Paolo e dei Santi Pietro e Paolo, i palazzi del Notariato, dell’INA e della SIAE. Motivi ricorrenti segnano il percorso grassiano: malinconia del passato, inseparabile dalla grandezza dello spirito e del sentimento del bello in arte; il tema dell’ascendere verso una zona alta, culminante e più vicina al cielo che viene osservato nella mutevolezza umorale del trascorrere delle nuvole, del loro addensarsi e dilatarsi, come ombre di sentimenti su un volto umano; il taglio prospettico dove è preferita la visione dal basso verso l’alto; il tramonto romano, livido, venato di rosso e di zolfo, la luce lunare e l’ambientazione notturna.

Vittorio Grassi

Nelle illustrazioni segue una linea preraffaellita aggiornata in chiave Déco, riscontrabile soprattutto nei quaranta acquarelli originali che Grassi realizza per un’edizione di pregio della Vita Nova di Dante, pubblicata nel 1921. Proprio nell’alveo di quest’ultima sensibilità, rientra questa elegante e, a un tempo, maestosa, figura femminile accovacciata, percorsa da un languore sensuale, accentuato dalle trasparenze del velo, illuminato dal bagliore che pervade una profonda comunione con la natura. La vena di Vittorio Grassi tocca in quest’opera ragguardevole i timbri di un misticismo sempre più sconfinante nella favola che annulla ogni conflitto tra realtà e irrealtà, in cui scena e evento sono fuori del tempo.