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Theodore Duclere (Napoli 1812 – 1867), Entrata di Garibaldi a Palermo

Acquarello su carta di cm 32 x 25 firmato (Th. Duclere), datato (1860) in basso a destra e intitolato sul retro.

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“… È morto. Il mondo intero lo piange. Tu non comprendi per ora. Ma leggerai le sue gesta, udrai parlare di lui continuamente nella vita; e via via che crescerai, la sua immagine crescerà pure davanti a te; quando sarai un uomo, lo vedrai gigante; e quando non sarai più al mondo tu, quando non vivranno più i figli dei tuoi figli, e quelli che saran nati da loro, ancora le generazioni vedranno in alto la sua testa luminosa di redentore di popoli coronata dai nomi delle sue vittorie come da un cerchio di stelle, ed ad ogni italiano risplenderà la fronte e l’anima pronunziando il suo nome”. Con queste parole, indirizzate al figlio e animate da una fiducia incondizionata nel futuro di un Paese ancora oggi lontano da una autentica unità culturale prima ancora che politica, Edmondo De Amicis (1846 – 1908), concludeva, dedicandola a Giuseppe Garibaldi (Nizza, 4 Luglio 1807 – Caprera, 2 Giugno 1882), una pagina del suo “Cuore”, manifesto della retorica post-risorgimentale mitopoietica dell’Italia unita.

Mito ammantato di leggenda e di esotismo, le cui vicende biografiche e le cui straordinarie abilità di condottiero si allacciarono con rara fortuna all’attrattiva virile della persona, Garibaldi è stato forse il personaggio che, nella storia italiana, ha avuto la più ampia e varia fortuna iconografica, e le cui fattezze sono state riprodotte più frequentemente e sui supporti più disparati.

Nel corso dell’Ottocento e durante il primo quarto del XX secolo si assiste ad una straordinaria proliferazione di iconografie incentrate su episodi della vita di Garibaldi. La sua immagine venne codificata dai pittori e dagli scultori che cercarono di celebrare, mediante i mezzi artistici, il valore delle sue imprese militari. Proprio all’interno di questo filone tematico rientra questo straordinario acquarello eseguito da Teodoro Duclère, uno dei massimi esponenti della scuola di Posillipo. Il dipinto infatti mostra l’entrata dell’eroe dei due mondi a Palermo, evento collocabile nel maggio del 1860, preludio a uno dei momenti più salienti della campagna di Garibaldi in Sicilia: la giornata del 27 Maggio 1860 e lo scontro che si verificò all’ingresso della città di Palermo nei pressi di Porta Termini, oggi Porta Nuova.

Theodore Duclere

Duclère sceglie, diversamente da altri pittori risorgimentali come ad esempio Giovanni Fattori, di immortalare proprio l’ingresso del patriota nel capoluogo siciliano, raffigurando Garibaldi con i suoi commilitoni in prossimità della Cattedrale palermitana che, con la sua facciata e i profili monumentali dei campanili neogotici – realizzati dall’architetto Palazzotto pochi decenni prima -, fa da fondale scenico alla vicenda rappresentata.