Project Description

Renato Mambor (Roma 1936 – 2014), Agente

Smalto e acrilico su tela di cm 175 x 110 firmata sul retro.

INFO: per avere maggiori informazioni

Pubblicazioni
Barbara Martusciello, Renato Mambor. Progetto per un’Antologica, Mascherino 2005, pag. 47

Intrapresa la sua attività artistica partecipando alla rivoluzione linguistica degli ’60 con l’invenzione di una immagine figurale fredda ed impersonale, attraverso l’uso di sagome statistiche, segnali stradali, ricalchi fotografici, negli anni ’60 cominciò per Mambor quel legame allora indissolubile di amicizia e sodalizio con gli altri artisti del gruppo della Scuola di Piazza del Popolo. Grazie al confronto e allo scambio di vedute con Tacchi, Festa, Lombardo, l’artista approda a una tecnica basata sull’impoverimento dell’immagine.
L’utilizzo del ricalco, divenne fondamentale per la ricerca di Mambor, poiché riesce a garantire la massima oggettività, registrando gli eventi con uno sguardo neutro, permettendo la sospensione di ogni giudizio, mettendo da parte l’individuale per lasciare campo all’universale. Dapprima questo desiderio di oggettivazione si concentra su segni astratti, geometrici, con funzioni puramente informative, successivamente invece anche la figura umana divenne un’ulteriore variante iconografica: omini stampigliati su una tela monocroma, opaca, stereotipi del tutto impersonali, creavano solo delle “allusioni prospettiche”, attraverso sagome di diverse altezze, in assenza di chiaro scuro e di sorgente luminosa.
Figure umane senza volto, volutamente anonime ed inespressive, senza tormenti e senza racconto. Strutture elementari del proprio apparire, prive di peso e fuori da ogni legge gravitazionale, collocate in uno spazio più mentale che fisico. Mambor approda a questo linguaggio semplificato, tutto teso alla riduzione e all’essenzialità negli anni ’60, ma divenne di fatto la cifra stilistica inconfondibile di tutta la sua arte fino alla fine. “… Tendevo ad una riqualificazione dell’uomo attraverso una dequalificazione dell’immagine dell’uomo”.

In quest’ottica rientrano anche le serie affrontate da Mambor negli anni a venire, come quelle del Diffusore, del Pensatore, del Decreatore, del Tenente, del Trasformatore e dell’Agente, tutte sagome in forma umana – che il più delle volte raffigurano lo stesso artista – che, anche nei titoli, richiamano le riflessioni da lui affrontate precedentemente. Proprio alla serie dell’Agente può essere ricondotta quest’opera, eseguita a metà anni Novanta, testimonianza delle ultime fasi della ricerca artistica condotta da Mambor.