Project Description

Maria Lai (Ulassai 1919 – Cardedu 2013), Non ho l’età…

Prova d’autore di cm 25 x 37 su foglio di cm 33 x 46 firmata (Lai) e datata (09) in basso a destra.

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“Al centro della ricerca artistica di Maria Lai – ha ricordato Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, dove l’8 marzo scorso si è inaugurata una grande retrospettiva dedicata all’artista sarda – sta il mezzo più tipico del suo lavoro cioè quel filo che ‘lega e collega’ in maniera senz’altro viva e che infatti spesso rimane libero e non ancora cucito: tra i vari riferimenti mitologici non può che ricordare Penelope che tesse durante il giorno e nella notte scioglie i fili”.
Il telaio, lo strumento millenario della tessitura, compare già in un disegno degli anni Quaranta della Lai e figure di tessitrici si incontrano nelle sue carte successive come testimoniato dalle opere che l’artista sarda presenta alla Biennale di Venezia del 1978, nella sezione “Materializzazione del Linguaggio”, a cura di Mirella Bentivoglio: una collettiva di sole artiste, focalizzata sulla relazione tra segno, identità e codificazione di una “lingua” individuale, radicata nei gesti e nella dimensione corporea.

Maria Lai

In quel periodo, la Lai inizia il ciclo delle Tele cucite, veri e propri collage di stoffe annodate e imbastite, di grandi dimensioni, via via sempre più astratte. In parallelo, inizia a lavorare a due serie di libri-oggetto, comunque illeggibili: quelli “rilegati” in copertine di pasta di pane cotte al forno (dalla fine degli anni Settanta), quasi a renderne commestibile il contenuto, e quelli ricamati con la macchina da cucire, imitando con l’ago l’andamento lineare della scrittura, dai quali lascia pendere grovigli di fili colorati come nell’opera, “Libro Scalpo”. Il 1979 è, invece, l’anno del suo primo intervento ambientale “La casa cucita”, Selargius (Cagliari), a cui seguiranno moltissimi altri interventi sul paesaggio come “Legarsi alla montagna”, Ulassai, 1981, sorprendente alternativa alla proposta del sindaco che aveva richiesto un monumento. Maria Lai, partendo da una leggenda locale, unisce insieme ai suoi concittadini tutte le case, una con l’altra, e le case alla montagna franosa che incombe, con 26 chilometri di nastro azzurro: opera che le varrà il titolo di fondatrice dell’arte relazionale, assegnatale dalla storiografia artistica contemporanea e dalla critica più recente.

Il lavoro qui presentato, realizzato nel 2009, certifica invece l’interesse della Lai per gli ideogrammi e le scritture ideosemantiche che caratterizza l’ultima fase della sua ricerca artistica: un cartiglio compreso in una forma ovoidale si staglia su una radiografia delle sue celebri pagine cucite, fondendo in un’unica composizione i principi estetici del suo linguaggio.