Project Description

Giacinto Gigante ( Napoli 1806 – 1876 ), L’Anfiteatro Campano a Santa Maria Capua a Vetere

Acquarello e tempera su carta di cm 44 x 34 firmato ( G. Gigante ), datato ( “9bre”, Novembre “1855” ) e situato ( “Anfiteatro campano” ) in basso a sinistra.

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L’anfiteatro Campano o anfiteatro Capuano, è un anfiteatro di epoca romana della città di Capua, oggigiorno sito a Santa Maria Capua Vetere, secondo per dimensioni solo al Colosseo, al quale probabilmente servì come modello essendo stato, verosimilmente, il primo anfiteatro del mondo romano. Fu sede della prima e rinomatissima scuola di gladiatori.

Nell’opera presentata in questa sede, Giacinto Gigante, padre indiscusso della scuola di Posillipo dopo la morte del Pitloo avvenuta nel 1837, ritrae le rovine dell’anfiteatro, esaltandone i valori cromatici, la monumentalità, basando la sua composizione su un sapiente uso dei contrasti chiaroscurali, realizzato mediante la giustapposizione di colpi di biacca. Il pittore napoletano riporta il fruitore al clima culturale del Grand Tour, inserendo nello scorcio raffigurato la figura di un pastore in primo piano e di un gruppo di visitatori sullo sfondo, elementi che rimandano all’interesse che l’anfiteatro doveva riscuotere come meta prediletta dei viaggiatori europei in visita al patrimonio artistico ed archeologico del Belpaese.

Figlio di un altro pittore, Gaetano, Giacinto Gigante in questa prova superlativa del suo talento pittorico porta a livelli eccelsi lo studio dal vero dei suoi paesaggi e delle sue vedute, dove prevale sempre il sentimento di intimismo lirico. Gli angoli visivi non sono mai ampi, ma ristretti a piccoli spazi visti con taglio quasi fotografico; mentre la sensazione intima è data da una sorta di trasfigurazione della realtà in una visione calma e quasi malinconica.

Questo anfiteatro si inserisce nel periodo in cui il Gigante tocca l’apice della sua carriera. Un lustro prima, infatti, nel 1850 era entrato nell’orbita della corte di Ferdinando II ricevendo la commissione di disegni con vedute di Gaeta per la regina Maria Teresa. L’anno seguente viene nominato professore onorario dell’Accademia di belle arti. Sempre nel 1851 viene incaricato di dare lezioni di pittura alle principessine al seguito delle quali, tra il 1852 e il 1855, si reca nelle dimore di Caserta, Ischia e Gaeta, ricevendo il titolo di cavaliere dell’Ordine di Francesco I: documentazione suggestiva di questi soggiorni sono la “Villa reale a Ischia” ( Museo di S. Martino ), il “Parco reale di Quisisana”, il “Casino di caccia nel parco di Caserta”, “La Marinella” e “Napoli dalla via Posillipo” ( Museo di Capodimonte ), in cui le architetture si fondono con il paesaggio in una scrittura rapida che dona un’intonazione lirica alle vedute.

Tra il 1855, anno di esecuzione di questo dipinto, e il 1860 il Gigante torna su uno dei suoi temi giovanili, Pompei, realizzando una serie di acquerelli e studi a seppia attraverso i quali tenta di rendere i colori a encausto della pittura romana, come è testimoniato, tra l’altro, dalla “Casa di Castore e Polluce” e dalla “Via dei Sepolcri” ( Sorrento, Museo Correale ).