Project Description

Fabio Cipolla (Roma 1852 – 1935), Profumo di Oriente

Olio su tavola di cm 34 x 24,5 firmato (F. Cipolla), situato (Roma) e datato (1878) in basso a destra.

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Formatosi a Roma e acquistata una considerevole abilità nello studio della figura da comporre in rifinite scene di genere, Fabio Cipolla si dedicò anche al paesaggio e dal 1875 è documentato nella colonia di artisti che dipingevano nelle campagne di Olevano Romano. Con studi di figure orientali fece la prima comparsa alle mostre di Milano del 1879 e di Torino del 1880, e negli anni seguenti sviluppò, all’interno di composizioni caratterizzate da soggetti di genere l’adozione di un manierato verismo narrativo. Presente soprattutto alle mostre romane (1882, Civetta; 1883, La vedova di Naim; 1884, Olevano, A sedici anni, Margherita; 1886, Natale) trovò buona accoglienza nel mercato francese. Dalla fine del secolo eseguì anche quadri di arredo (Autunno in città, Inverno, apparsi recentemente sul mercato) senza abbandonare il paesaggio (La nebbia, esposto alla Mostra “In arte Libertas” del 1902), per i quali adottò anche la tempera e l’acquerello (Ricordi veneziani, Interno di paese, Roma, Galleria Comunale d’Arte Moderna).

Fabio Cipolla

Il dipinto qui presentato, una piccola tavola dal superbo cromatismo, è uno spaccato dell’Ottocento vitale ed elegante dei grandi salotti à la page, dei balli e dei ricevimenti, ammaliato dai conturbanti profumi d’Oriente. Cipolla, infatti, colloca una elegantissima giovane donna, probabilmente dell’alta borghesia romana, in un interno dominato dalla presenza di elementi decorativi che richiamano la passione deflagrata in quegli anni per le cineserie e il giapponismo. In questo dipinto il tema dell’esotico, dell’immaginifico orientale si coniuga con un raffinatissimo ductus condotto in punta di pennello, che esalta il potenziale cromatico e la sensualità della protagonista.
Proprio il colore e la sensualità trovano negli anni che vedono attivo Cipolla, in uno spagnolo, Mariano Fortuny, il loro profeta in pittura. Fortuny dalla sua terra aveva portato il calore e il colore, il gusto per trasporre su tela la gioiosità e giocosità della vita, facendo della pittura lo specchio variopinto di queste sensazioni. Tavolozze di accesa cromia, tele di virtuosistica elaborazione. Sensazioni che nelle diverse scuole del Paese assumono peculiarità diversissime: dal gusto quasi calligrafico di alcuni, dalla luminosità – il cosiddetto “Impero del bianco” – in alcuni, al colorismo di tradizione settecentesca per altri, fino al gusto quasi calligrafico nel quale si può ricondurre l’autore di questa delicata composizione.