Project Description

Emilio Scanavino (Genoa 1922 – Milan 1986), Tav. 169

Acrilico su cartone di cm 45 x 45 firmato in basso a destra sul recto e sul verso.

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Pubblicazioni
F. De Bartolomeis, Il progetto dell’irrazionale di Scanavino, Edizioni del Naviglio, 1972, tav. 169, p. 137

Artista poliedrico e sfuggente alle etichette, Emilio Scanavino ha assorbito nell’arco della sua carriera di pittore e scultore una serie di esperienze internazionali che hanno contribuito alla complessità del suo talento, in costante cambiamento, e poco relegabile alla corrente dell’informale a cui è spesso (unicamente) associato.

Dalla permanenza a Parigi alla fine degli anni Quaranta, dove rimane affascinato dalla scrittura di Eduard Jaguer e dalla pittura e fotografia di Wols, fino a Londra negli anni Cinquanta, periodo in cui frequenta Francis Bacon ed espone alla Whitechapel Gallery, Scanavino instaura con i suoi contemporanei — l’artista fu legato a Lucio Fontana da una profonda amicizia — un dialogo diretto sull’importanza del segno come mezzo di espressione.

«Le forme di Scanavino – ha notato Longari – dichiaratamente in perenne stato di metamorfosi e trasformazione, in una sorta di eterno transito, parlano un idioma larvatamente surrealista, ma di un surrealismo antiretorico e scarnificato, lontano da ogni inclinazione letteraria».

Emilio Scanavino

Lungo gli anni Settanta Scanavino trascorre periodi sempre più lunghi nella sua casa di Calice Ligure; il suo segno si semplifica e si raccoglie in griglie o architetture geometriche, che preludono a una riflessione sull’oggettivazione della pittura. Proprio in questa fase della produzione dell’artista ligure si colloca questo trapezio campito su fondo scuro, parte del cosiddetto “progetto dell’irrazionale” che è anche il titolo del volume curato da Francesco de Bartolomeis in cui l’acrilico è riprodotto. L’opera in questione rappresenta un manifesto dello “Scanavino informale e gestuale che affida a un impulso improvviso l’espressione”. Nel controllo della forma del trapezio, Scanavino mira a costruire una cosa viva, a sorprendere un evento, a insistervi per penetrarne le radici, per arrivare fino alla nascita organica e istintuale del pensiero.