Project Description

Corrado Cagli (Ancona 1910 – Roma 1976), Vescovo

Olio su carta intelata del 1952 di cm 65,5 x 43,5 firmato (Cagli) in basso a destra, ove compare la dedica del 1973 del pittore a Leopoldo Petrucci.

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Pubblicazioni
Cagli. La pittura e il teatro. Scenografie, costumi e macchine teatrali, Editori Riuniti, 1975, p. 54, n. 57

Formatosi a Roma, Cagli soggiornò a lungo a Parigi e a New York. Partecipò attivamente al movimento pittorico moderno, sperimentando tutte le tecniche, compreso l’encausto e il mosaico, dapprima nell’ambito della “scuola romana”, poi attraverso sottili ricerche formali caratterizzati da una prospettiva quattrocentesca, scandita in senso quasi metafisico nei valori cromatici e di movimento, fino a giungere a composizioni astratte. Si orientò poi verso motivi realistici per tornare quindi a una ricerca di ritmi spaziali e geometrici. Notevole la sua attività grafica e il suo impegno nell’arte monumentale e applicata che lo condusse a importanti realizzazioni (fontana di Terni, 1931-35) e a partecipare con originalità al risorgere della scuola dell’alto liccio in Italia (arazzi di Asti).
Ulteriore ambito di applicazione del suo linguaggio artistico fu il teatro: numerose le opere musicali, come il “Tancredi” di Rossini e il “Bacco e Arianna” di Roussel (Roma, Teatro dell’Opera, 19 gennaio 1957), e le tragedie greche, come il Misantropo di Menandro (Vicenza, Teatro Olimpico, 4 settembre 1959), per le quali realizza le scenografie e i costumi di scena durante gli anni Cinquanta. Proprio a questa esperienza è riconducibile questa figura di vescovo, uno studio condotto per la realizzazione dei costumi di scena del “Tancredi”, rappresentato a Firenze, al Teatro della Pergola, il 17 maggio 1952.

 Corrado Cagli

Numerosi in Italia, più di 30, gli eventi che – con mostre personali o collettive – negli anni Sessanta rendono omaggio ai diversi campi di interesse dell’artista il cui nome, noto in Europa (mostre a Parigi, Liverpool, Dublino, Helsinki, Stoccolma, Copenaghen, Oslo, Amburgo, Monaco, Atene) ormai risuona nei più lontani punti della terra (Teheran, Tokio, Algeri, Sidney, New York). La partecipazione alla XXXII Biennale di Venezia del 1964, in cui è presente con una sala personale, contribuisce inoltre a farlo conoscere al grande pubblico, consacrandone il successo internazionale.