Project Description

Camillo Innocenti (Roma 1871 – 1961), L’uomo con i cani

Olio su tela di cm 108 x 105, firmato (Innocenti) e situato (Roma) in basso a sinistra. Sul retro, presente etichetta recante l’indicazione “Buenos Aires 1912 n° 9” e timbro doganale del 1909.

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Allievo di L. Seitz, Camillo Innocenti comincia a dipingere influenzato da D. Morelli e A. Mancini, ottenendo un notevole successo con opere di soggetto folcloristico. L’esperienza divisionista (1903 – 04) e, successivamente, l’interesse per i nabis lo portarono a una pittura più chiara, che sviluppò nelle sue tipiche, luminose immagini di interni con figure femminili.

Nel 1912 è tra i fondatori della “Secessione” romana, nata in polemica con la Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti, ritenuta ormai attardata ed eccessivamente legata agli ambienti ufficiali. La prima mostra del gruppo ebbe luogo a Palazzo delle Esposizioni nel 1913 ma Innocenti, pur essendo tra i protagonisti, presentò solo un ritratto: gran parte delle sue opere recenti, infatti, erano esposte a Parigi nella prestigiosa galleria Bernheim-Jeune, in una mostra personale che consacrava definitivamente il suo successo internazionale.

Proprio in questa importante personale parigina del 1913 fu esposta l’opera qui presentata, con il titolo “L’homme aux chiens” (n.37 nel catalogo con prefazione di Gabriel Mourey), opera presentata dal pittore anche all’esposizione internazionale di Buenos Aires, tenutasi l’anno prima, nel 1912, come dimostrato dall’etichetta posta sul retro della tela, e, presumibilmente, alla LXXVI mostra degli Amatori e Cultori del 1906, con il titolo “Bracchiere”.

Protagonista del dipinto è la figura imponente di un aristocratico, il cappello piumato a falde larghe, il fucile in spalla, la divisa elegante da cavallerizzo, scortato da un gruppo di cani, probabilmente durante una battuta di caccia. La scena è calata dal pittore a villa Borghese, probabilmente nell’area oggi identificabile con il piazzale Scipione Borghese, dove sorge un’ampia vasca circolare realizzata nel XIX secolo con al centro la statua di Venere posta su una scogliera, molto simile a quella visibile sulla destra nel registro centrale del dipinto.

Il dipinto è da considerarsi un capolavoro all’interno della stagione artistica più feconda di Camillo Innocenti, simbolista e naturalista a un tempo, nella quale la ricerca della forma, il senso del colore, la macchia perfino, animano il suo ductus pittorico, espressione di una tecnica animata da un morbido “paradivisionismo pastelloso”, secondo la definizione del Rosci, preludio ad un divisionismo sgranato in tasselli, cromaticamente molto acceso.