|
Acquistiamo quadri di
Enrico Coleman ( Roma 1846 - 1911 ).
Siete
interessati all'acquisto o alla vendita di quadri dipinti ad olio,
acquarelli, pastelli e disegni di questo pittore?
Volete
una valutazione, una stima gratuita, volete conoscere le quotazioni, gli
ultimi prezzi, quanto vale la Vostra opera?
Per una valutazione corretta sono
necessarie le immagini del quadro, della firma, del retro e si devono
specificare le misure.
contattateci subito
chiamate in galleria al
telefono
06 6871425
chiamate al
cellulare
3355364897
mandate un'e-mail con
le foto:
alessio@ottocento.it
inviate le foto su
WhatsApp: 3355364897
Risposte immediate
Trattative riservate
La Galleria è interessata a questi artisti
Biografia a cura di Maurizio Berri
COLEMAN Enrico, pittore (Roma 1846 – 1911). Figlio del pittore inglese
Charles e della bella modella di Subiaco Fortunata Segatori, fin da
giovanetto Enrico accompagnava il padre – uno degli artisti più
originali ed innovatori della pittura romana di paesaggio dell’Ottocento
– nelle lunghe peregrinazioni artistiche e venatorie attraverso l’Agro
romano “maturando nell’animo – come scrive P. A. De Rosa – quella
profonda sensibilità verso la natura che sarà una delle costanti
più originali del suo mondo
interiore prima e della sua arte poi”. Niente accademia quindi, come
erroneamente scritto sul suo conto, ma apprendimento naturale per lui e
per il fratello Francesco alla scuola del padre, tanto da fargli
affermare: “Quel poco che faccio è frutto spontaneo di ciò che credo una
malattia ereditaria”. Conserverà sempre lo stato di suddito britannico,
anche se trascorrerà l’intera sua vita a Roma.
Sembra priva di fondamento la storiella di Diego Angeli in base alla
quale le critiche suscitate dal suo quadro di esordio,
Mandria di bufali, lo spinsero
per un certo periodo a seguire le orme di Fortuny, dipingendo
ciociarette, cardinali e moschettieri. Da radicato naturalista qual era
(fu tra l’altro membro del CAI ed appassionato floricoltore di orchidee,
che dipinse in bellissimi acquarelli), Enrico non scelse mai questi
soggetti a protagonisti della sua pittura, per cui è probabile una certa
confusione con i quadri del fratello Francesco, che si cimentò sovente
in questo genere alla moda.
Soprannominato dagli amici il “birmano”
per il suo carattere mite e contemplativo, da subito si da a battere
l’Agro, in compagnia dell’amico Calandi, ispirandosi agli stessi temi
del “decano” Giuseppe Raggio. Esordisce nel 1871 alla Mostra organizzata
nella Casina del Pincio dal Circolo Artistico Internazionale.
Nel 1876 viene nominato Vice Segretario dell’Associazione Artistica
Internazionale (Presidente e Vice Presidente erano rispettivamente due
affermati pittori: Scipione Vannutelli e Carlo Pittara), dopo che l’anno
prima era entrato nella Società degli Acquerellisti.
Fa parte della In Arte Libertas di Nino Costa sin dal momento della sua
costituzione (1885) e nel 1902 viene nominato Accademico di San Luca.
Nel 1904, presente alla storica cena dei fondatori del Gruppo dei XXV
nella locanda Il Pozzo di San Patrizio, viene nominato seduta stante dagli amici
Capoccetta a vita, in
riconoscimento unanime del rigore morale della sua pittura.
Sono gli animali i veri protagonisti del mondo colemaniano: i cavalli,
assurti a simbolo della forza vitale; i bufali ed i buoi che, come
acutamente osserva P. E. Trastulli, “hanno la plastica solidità della
scultura”; i cani, le pecore, gli asini, sino ad arrivare alle galline.
L’uomo è, rispetto al paesaggio e agli animali, una presenza secondaria;
l’ultimo arrivo nella grande composizione del creato.
Rimasto celibe, da uomo schivo e metodico qual era, dedica tutto il
tempo disponibile alle sue tre grandi passioni: la pittura, la caccia e
l’alpinismo, oltre, ovviamente, alle serate passate con gli amici
all’amatissimo Caffè Greco, ove lascia in ricordo un bel dipinto ad
olio.
Come studio continuò ad usare assieme al fratello Francesco quello
storico del padre in Via Margotta 33.
Stroncato da una brutta pleurite, muore nella sua casa (villino Ferrari)
la mattina del giorno di San Valentino (14 febbraio) del 1911. La salma
verrà poi trasferita dal Verano al Cimitero Acattolico di Testaccio ove,
cinque anni dopo (26 maggio 1916), gli amici del Gruppo dei XXV
scopriranno un cippo dedicato alla memoria dell’indimenticato maestro.
Artista versatile trattò con successo sia l’olio che l’acquarello,
raggiungendo però in quest’ultima tecnica un’efficacia rappresentativa
da meritargli fama internazionale. Riuscì bene anche nell’affresco come
stanno a dimostrare le 29 lunette nell’atrio del Villino Durante, noto
chirurgo e senatore del Regno.
ALESSIO PONTI GALLERIA D'ARTE, via Monserrato 8 - Roma
00186, tel. 06 6871425
alessio@ottocento.it |