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Nino Costa ( Roma 1826 - Marina di
Pisa 1903 )
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Biografia a cura di Maurizio Berri
COSTA Nino, pittore (Roma 1826 – Marina di Pisa 1903). E’ la figura più
carismatica di tutta la pittura romana dell’Ottocento. Nato a Roma da
una numerosa famiglia arricchitasi con il commercio della lana, decide,
appena finita l’educazione classica impartitagli in collegio prima a
Montefiascone e poi a Roma, di dedicarsi alla pittura.
Da autodidatta si mette così a frequentare gli studi di alcuni pittori
romantici e neoclassici (V. Camuccini, F. Coghetti, F. Podesti),
tenendosi però sempre alla larga dalle accademie. L’avvertita necessità
di nuove scelte artistiche lo porta ben presto a staccarsi dalla maniera
purista dell’apprendistato per dedicarsi anima e corpo allo studio dal
vero.
L’attività di pittore peraltro non è mai disgiunta dalla coscienza
civile. Convinto della necessità di liberare Roma dal dominio papale,
milita nella prima gioventù tra le fila dei mazziniani; qui lo troviamo
nel 1849 a fianco di Garibaldi nella difesa della Repubblica Romana.
Dopo gli insuccessi dei moti mazziniani del ’53 capisce “che tutti
quanti i romani liberali si dovevano fondere per aiutare re Vittorio a
liberare tutta l’Italia”. Si arruola così nell’esercito piemontese,
nelle cui fila combatterà la seconda guerra d’indipendenza (1859).
Si era legato frattanto ad alcuni dei più validi pittori stranieri
presenti a Roma, tra i quali i tedeschi Arnold Boeklin e Franz Dreber,
ma è soprattutto con gli inglesi Gorge Mason e Frederich Leighton a
stringere un’amicizia che durerà per tutta la vita.
Aveva conosciuto Mason all’Ariccia, dove era dovuto scappare subito dopo
la disfatta della Repubblica Romana per sfuggire alla polizia papalina.
Insieme con Leighton si mettono tutti e tre, nei primi anni ‘50, a
battere le malsane plaghe della Campagna romana, riportandone numerosi
bozzetti caratterizzati da fresca immediatezza e grande libertà
pittorica.
Punto di arrivo di queste prime esperienze paesaggistiche può essere
considerato il piccolo dipinto Ripa Grande, databile attorno al 1848,
dove la veduta del Tevere nei pressi della casa natale si caratterizza
per l’essenzialità delle linee compositive e l’originalità dell’insolito
taglio orizzontale dell’inquadratura. Si procede per fasi successive: al
primo bozzetto di impressione, ripreso direttamente dal vero, seguono
particolari approfondimenti condotti all’interno dello studio, indi si
passava all’abbozzo dell’intera composizione del quadro.L’impressione
dal vero viene così filtrata da un processo intellettuale.
Sul retro di ogni bozzetto il
pittore indica con puntigliosa precisione il luogo e l’ora
dell’esecuzione, per avere precisa memoria della suggestione determinata
dagli effetti di luce e dalle caratteristiche del paesaggio e dalla
vegetazione in quel preciso momento. Il quadro,
Donne che imbarcano legna al Porto
di Anzio (1852), è il risultato di questa complessa elaborazione
delle differenti impressioni dal vero, dipinto, come dice Costa stesso,
“dopo una notte piovosa, alla mattina, mentre si apriva il cielo”.
Il quadro ottiene un notevole successo all’esposizione di Firenze del
1861, ove il pittore si era nel frattempo trasferito prendendo uno
studio nel quartiere di San Frediano. La città, divenuta capitale
d’Italia, vive una splendida stagione di nuovi fermenti e qui il pittore
entra ben presto in contatto con il nascente gruppo dei “Macchiaioli”.
Così stringe amicizia con Cristiano Banti, Serafino De Tivoli, Adriano
Cecioni, Diego Martelli, ma soprattutto sprona un giovane e ancora
accademico Giovanni Fattori ad uscire fuori dai musei, dove eseguiva
diligentemente copie dai classici, per misurarsi con paesaggi dal vero,
all’aria aperta.
Costa, per i giovani artisti del Caffè Michelangelo, è un
imprescindibile punto di riferimento, ma, come giustamente osservato da
Cecioni, non si confonde mai con il Gruppo: “Ciò che distingue
essenzialmente il Costa dai Macchiaioli, sia nel tempo che furono
meritevoli di tal nome, sia quando cessarono di esserlo – afferma lo
scultore toscano – è che in tutti prevalevano impressioni essenzialmente
fisiche e materialiste, mentre nel Costa dominavano le impressioni
psichiche ed idealistiche”, impressioni che si rafforzano ulteriormente
dopo il suo viaggio a Londra del 1862, quando l’amico Leighton gli
presenta due fra i più illustri rappresentanti dell’emergente corrente
preraffaellita: Gorge Frederick Watts e Edward Burne-Jones.
Queste frequentazioni inducono Costa a nuove
riflessioni sul valore etico dell’operare artistico e sulla
priorità assoluta dello studio della natura quale unica fonte di
ispirazione per un pittore moderno.
Intanto, sempre nel 1862 presenta con grande successo al Salon parigino
le Donne che imbarcano legna al Porto di Anzio ed al Salon des Refusés
uno Studio di alberi d’ulivo.
Sempre a Parigi conosce A. Décamps e C. Corot, mentre a Fontainebleau
ha l’ispirazione per La ninfa (1863-95, Roma Galleria Comunale d’Arte Moderna) che
testimonia il suo accostarsi ad una visione idealizzata della natura.
Nel 1863 torna a lavorare a Firenze, stringendo con V. Cabianca
un’amicizia destinata a durare per il resto della vita. Rientrato a Roma
l’anno seguente, prende studio a via Margotta 33 e frequenta in modo
assiduo il Caffè Greco.
A Londra nel 1865 stringe amicizia con il pittore preraffaellita G.
Howard, poi nel 1867 lo troviamo a fianco di Garibaldi nella battaglia
sfortunata di Mentana.
Rientra a Roma nel ’70 dalla breccia di Porta Pia, insieme all’esercito
piemontese e subito assume diversi incarichi amministrativi volti a
promuovere il rinnovamento della vita artistica della capitale. Deluso
ben presto dai vuoti giochi della politica, che in realtà non aveva
alcuna voglia di rinnovamento, ritorna al privato e nel 1876 fonda il
“Golden Club”, che raccoglieva accanto a pochi italiani molti artisti
inglesi tutti accomunati dalla pittura “en plein air”.
A partire dal 1869 comincia ad
esporre ogni anno a Londra o alla Royal Academy o alla Grosvenor Gallery,
sino a quando nel 1882 la Fine Art Society gli allestisce una personale
con sessantotto opere.
Nel 1883 con U. Panichi e U.Seratrice crea a Roma una seconda
associazione di artisti, “La Scuola Etrusca”, alla quale seguirà nel
1886 la ben più importante “In Arte Libertas” che raccoglieva la nuova
generazione di artisti italiani frequentatori del Caffè Greco.
Trascorre gli ultimi anni parte a Roma e parte nella
sua casa a Marina di Pisa, dove porta a Termine alcune opere coltivate
per lunghi anni, come Ad fontem
Aricinum (1895 coll. Privata), o Il risveglio (1896, già Londra
National Gallery).
ALESSIO PONTI GALLERIA D'ARTE, via Monserrato 8 - Roma
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