ALESSIO PONTI

galleria d'arte 

Ottocento - Pittura e Scultura del XIX secolo

www.ottocento.it

HOME

ARTISTI     C

Giovanni Costa detto Nino

 

 

 

Vuoi vendere un quadro di

Nino Costa

contattami subito

06 6871425

335 5364897

alessio@ottocento.it

WhatsApp 3355364897

 

Nino Costa ( Roma 1826 - Marina di Pisa 1903 )

Sei interessato all'acquisto o alla vendita di quadri dipinti ad olio, acquarelli, pastelli e disegni di Nino Costa?

Vuoi una valutazione, vuoi una stima gratuita, vuoi conoscere le quotazioni, gli ultimi prezzi, quanto vale la tua opera?

contattami subito

Biografia a cura di Maurizio Berri

COSTA Nino, pittore (Roma 1826 – Marina di Pisa 1903). E’ la figura più carismatica di tutta la pittura romana dell’Ottocento. Nato a Roma da una numerosa famiglia arricchitasi con il commercio della lana, decide, appena finita l’educazione classica impartitagli in collegio prima a Montefiascone e poi a Roma, di dedicarsi alla pittura. Da autodidatta si mette così a frequentare gli studi di alcuni pittori romantici e neoclassici (V. Camuccini, F. Coghetti, F. Podesti), tenendosi però sempre alla larga dalle accademie. L’avvertita necessità di nuove scelte artistiche lo porta ben presto a staccarsi dalla maniera purista dell’apprendistato per dedicarsi anima e corpo allo studio dal vero. L’attività di pittore peraltro non è mai disgiunta dalla coscienza civile. Convinto della necessità di liberare Roma dal dominio papale, milita nella prima gioventù tra le fila dei mazziniani; qui lo troviamo nel 1849 a fianco di Garibaldi nella difesa della Repubblica Romana. Dopo gli insuccessi dei moti mazziniani del ’53 capisce “che tutti quanti i romani liberali si dovevano fondere per aiutare re Vittorio a liberare tutta l’Italia”. Si arruola così nell’esercito piemontese, nelle cui fila combatterà la seconda guerra d’indipendenza (1859). Si era legato frattanto ad alcuni dei più validi pittori stranieri presenti a Roma, tra i quali i tedeschi Arnold Boeklin e Franz Dreber, ma è soprattutto con gli inglesi Gorge Mason e Frederich Leighton a stringere un’amicizia che durerà per tutta la vita. Aveva conosciuto Mason all’Ariccia, dove era dovuto scappare subito dopo la disfatta della Repubblica Romana per sfuggire alla polizia papalina. Insieme con Leighton si mettono tutti e tre, nei primi anni ‘50, a battere le malsane plaghe della Campagna romana, riportandone numerosi bozzetti caratterizzati da fresca immediatezza e grande libertà pittorica. Punto di arrivo di queste prime esperienze paesaggistiche può essere considerato il piccolo dipinto Ripa Grande, databile attorno al 1848, dove la veduta del Tevere nei pressi della casa natale si caratterizza per l’essenzialità delle linee compositive e l’originalità dell’insolito taglio orizzontale dell’inquadratura. Si procede per fasi successive: al primo bozzetto di impressione, ripreso direttamente dal vero, seguono particolari approfondimenti condotti all’interno dello studio, indi si passava all’abbozzo dell’intera composizione del quadro.L’impressione dal vero viene così filtrata da un processo intellettuale.  Sul retro di ogni bozzetto il pittore indica con puntigliosa precisione il luogo e l’ora dell’esecuzione, per avere precisa memoria della suggestione determinata dagli effetti di luce e dalle caratteristiche del paesaggio e dalla vegetazione in quel preciso momento. Il quadro, Donne che imbarcano legna al Porto di Anzio (1852), è il risultato di questa complessa elaborazione delle differenti impressioni dal vero, dipinto, come dice Costa stesso, “dopo una notte piovosa, alla mattina, mentre si apriva il cielo”. Il quadro ottiene un notevole successo all’esposizione di Firenze del 1861, ove il pittore si era nel frattempo trasferito prendendo uno studio nel quartiere di San Frediano. La città, divenuta capitale d’Italia, vive una splendida stagione di nuovi fermenti e qui il pittore entra ben presto in contatto con il nascente gruppo dei “Macchiaioli”. Così stringe amicizia con Cristiano Banti, Serafino De Tivoli, Adriano Cecioni, Diego Martelli, ma soprattutto sprona un giovane e ancora accademico Giovanni Fattori ad uscire fuori dai musei, dove eseguiva diligentemente copie dai classici, per misurarsi con paesaggi dal vero, all’aria aperta. Costa, per i giovani artisti del Caffè Michelangelo, è un imprescindibile punto di riferimento, ma, come giustamente osservato da Cecioni, non si confonde mai con il Gruppo: “Ciò che distingue essenzialmente il Costa dai Macchiaioli, sia nel tempo che furono meritevoli di tal nome, sia quando cessarono di esserlo – afferma lo scultore toscano – è che in tutti prevalevano impressioni essenzialmente fisiche e materialiste, mentre nel Costa dominavano le impressioni psichiche ed idealistiche”, impressioni che si rafforzano ulteriormente dopo il suo viaggio a Londra del 1862, quando l’amico Leighton gli presenta due fra i più illustri rappresentanti dell’emergente corrente preraffaellita: Gorge Frederick Watts e Edward Burne-Jones. Queste frequentazioni inducono Costa a nuove  riflessioni sul valore etico dell’operare artistico e sulla priorità assoluta dello studio della natura quale unica fonte di ispirazione per un pittore moderno. Intanto, sempre nel 1862 presenta con grande successo al Salon parigino le Donne che imbarcano legna al Porto di Anzio ed al Salon des Refusés uno Studio di alberi d’ulivo. Sempre a Parigi conosce A. Décamps e C. Corot, mentre a Fontainebleau  ha l’ispirazione per La ninfa (1863-95, Roma Galleria Comunale d’Arte Moderna) che testimonia il suo accostarsi ad una visione idealizzata della natura. Nel 1863 torna a lavorare a Firenze, stringendo con V. Cabianca un’amicizia destinata a durare per il resto della vita. Rientrato a Roma l’anno seguente, prende studio a via Margotta 33 e frequenta in modo assiduo il Caffè Greco. A Londra nel 1865 stringe amicizia con il pittore preraffaellita G. Howard, poi nel 1867 lo troviamo a fianco di Garibaldi nella battaglia sfortunata di Mentana. Rientra a Roma nel ’70 dalla breccia di Porta Pia, insieme all’esercito piemontese e subito assume diversi incarichi amministrativi volti a promuovere il rinnovamento della vita artistica della capitale. Deluso ben presto dai vuoti giochi della politica, che in realtà non aveva alcuna voglia di rinnovamento, ritorna al privato e nel 1876 fonda il “Golden Club”, che raccoglieva accanto a pochi italiani molti artisti inglesi tutti accomunati dalla pittura “en plein air”. A partire  dal 1869 comincia ad esporre ogni anno a Londra o alla Royal Academy o alla Grosvenor Gallery, sino a quando nel 1882 la Fine Art Society gli allestisce una personale con sessantotto opere. Nel 1883 con U. Panichi e U.Seratrice crea a Roma una seconda associazione di artisti, “La Scuola Etrusca”, alla quale seguirà nel 1886 la ben più importante “In Arte Libertas” che raccoglieva la nuova generazione di artisti italiani frequentatori del Caffè Greco. Trascorre gli ultimi anni parte a Roma e parte nella sua casa a Marina di Pisa, dove porta a Termine alcune opere coltivate per lunghi anni, come Ad fontem Aricinum (1895 coll. Privata), o Il risveglio (1896, già Londra National Gallery). 

 

ALESSIO PONTI GALLERIA D'ARTE, via Monserrato 8 - Roma 00186, tel. 06 6871425  alessio@ottocento.it